Nella sua intervista più rivelatrice, Miles Jacobson — da oltre venticinque anni al timone del franchise Football Manager — racconta la verità dietro uno dei periodi più difficili della storia della serie. Tra crisi, ambizioni e un futuro tutto da scrivere, il direttore di Sports Interactive si confessa senza filtri.

Uscita dal cancro e mai una vacanza
Nel 2018 Jacobson ha dovuto affrontare un cancro alla pelle, diagnosticato in tempo. Nonostante la malattia, ha continuato a lavorare da casa senza dire nulla ai suoi quasi 300 collaboratori. Solo dopo la guarigione ha rivelato il motivo del suo silenzio, spiegando che non aveva mai smesso di lavorare. “Quando ho tempo per una vacanza?”, ha commentato con la sua tipica ironia.
Il “fallimento” di FM25 e la scommessa su FM26
Per la prima volta in oltre vent’anni, nel 2024 non è uscito alcun capitolo della serie: Football Manager 25 è stato rinviato due volte e poi cancellato. “Il gioco era completamente vuoto,” ha ammesso Jacobson, “mi ha rovinato il Natale, anzi il decennio.”
La cancellazione ha comportato la perdita di un intero anno di ricavi e ha messo sotto pressione il rapporto con Sega, editore della serie. Tutto è ora riposto su Football Manager 26, che Jacobson definisce “una nuova era”.
Qualità, ambizione e tensioni interne
Jacobson descrive FM26 con il suo classico tono diretto: “Non puoi lucidare una merda, ma puoi trasformarla in diamante.” Il nuovo gioco introduce un sistema di scouting ancora più rigoroso, con migliaia di osservatori impegnati a valutare i giovani calciatori fin dall’età di 12 anni. L’obiettivo dichiarato è raggiungere un tasso di precisione del 99 % nel valutare il potenziale dei giocatori entro i 18 anni.
A livello tecnico, FM26 segna l’arrivo del calcio femminile e l’introduzione di nuove tecnologie grafiche e fisiche sviluppate in collaborazione con aziende del mondo reale. Jacobson, però, riconosce che il progetto è un rischio: “Il livello di aspettativa quest’anno è così alto che nessun gioco potrebbe mai raggiungerlo.”
Una sua frase ha fatto discutere: “Non porteremo tutti con noi.” Una dichiarazione che molti fan hanno interpretato come una distanza dalla community più fedele del franchise.

Accesso reale e storie dal campo
Uno degli aspetti più curiosi dell’intervista è la quantità di rapporti diretti che Jacobson intrattiene con il mondo del calcio. Racconta che un giocatore del Manchester United lo ha contattato per lamentarsi del proprio punteggio di velocità: Jacobson gli ha chiesto di inviare un video della corsa per verificare, e alla fine gli ha dato ragione, modificando i dati nel database.
C’è anche spazio per l’ironia: dopo la vittoria della Francia ai Mondiali, Jacobson ha inviato un messaggio di congratulazioni a un giocatore della nazionale, ricevendo risposta pochi minuti dopo — forse mentre era ancora in campo.
“Non stiamo solo facendo un gioco di calcio,” afferma. “Siamo arte che imita la vita, che imita l’arte, che imita la vita.”
Verso un’eredità a lungo termine
Jacobson parla spesso della madre, insegnante sudafricana fuggita dall’apartheid, che gli ha insegnato un principio guida: “Lascia il mondo un po’ migliore di come l’hai trovato.” È una frase che dice di aver fatto propria. “Football Manager è il mio bambino,” spiega. “Lo tratto come un figlio, è tutto per me.”
Oggi, a 54 anni, Jacobson non sa se sarà ancora alla guida della serie tra vent’anni, ma vuole che Football Manager continui a esistere per 50, 100 o persino 200 anni. Dopo l’uscita di FM26, sogna di tornare a collaborare con l’associazione umanitaria War Child, visitando zone di guerra per progetti di sostegno alle comunità locali.
Conclusione
L’intervista mostra un Jacobson complesso: testardo, brillante, a tratti vanitoso, ma spinto da un’autentica passione per il calcio e per la simulazione videoludica.
Dopo un anno di crisi e un lancio difficile, Football Manager 26 rappresenta la sua sfida più grande: dimostrare che, nonostante le critiche, il “diamante” può ancora brillare.

